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Il ragù della nonna…non la mia

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Premetto, io sono toscana, mia madre e mia nonna no. In Toscana è molto forte la tradizione agricola e quella della caccia.

Quando andavo alle elementari, avevamo il tempo pieno e restavamo a scuola a mangiare. Ci veniva chiesto di portare in un panierino qualcosa per il pranzo. Mentre io ogni volta, estraevo una triste mozzarella, o una anemica frittata, i miei compagni stendevano una gioiosa tovaglietta a scacchi bianchi e rossi e scodellavano pietanze dagli aromi inebrianti: polenta con ragù di cinghiale, pollo alla cacciatora, e così via.

 

Ho provato a convertire mia madre e mia nonna, che all’epoca si occupavano delle mie vivande, ma senza nessun risultato. Mia nonna, non era una “nonna da cottura lenta e amorevole”, era una grande donna, ma in cucina era un po’ come una vespa in un barattolo, non vedeva l’ora di uscire. Quante patate bruciacchiate attaccate alla pentola, che veniva regolarmente messa fuori della finestra, ci hanno costrette al piano “b”.

Io, invece, avrei potuto perdermi per ore ad intercettare ogni singolo ingrediente annusando i vapori di un delizioso ragù che borbottava allegramente nella pentola delle nonne altrui.

 

La cucina è pazienza tenerezza, arte, dedizione, fantasia, tradizione, amore per la propria terra, e per tutto ciò che la rende unica. Per cucinare ci vuol tempo, una materia prima degna e le capacità.

Per fortuna c’è chi può farlo per noi. Quando io ho voglia di qualcosa di buono, confortevole, che mi riporti indietro nel tempo, senza rinunciare alla qualità e non ho tempo di cucinarmelo con il dovuto rispetto, apro la dispensa e scelgo uno dei ragù Number One. Sono sicura di chi li ha fatti e di come li ha cucinati. Dopo averlo versato nella pentola, lo ascolto borbottare sopra il fuoco e come quando ero piccola, resto incantata dai suoi profumi e penso a quanto sarebbe stata contenta mia nonna se lo avesse conosciuto.

cartoon strawberry

LA STAGIONALITA E’ BUONA COSA

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Avete mai provato una fragola che sa di cetriolo e carta assorbente?

Quanto siamo disposti a sacrificare per mangiare fragole, meloni, pomodori esteticamente perfetti tutto l’anno?

E’ importante sentire il profumo di una fragola e provare un irrefrenabile impulso a morderla e ad assaporarne la succosità, il gusto floreale, pungente, dolce, intenso e piacevolmente aspro, che la rende unica?

Oppure, preferite rinunciare a tutto questo, per avere a tavola, ogni volta che lo desiderate, delle bellissime fragole, che sanno di cetriolo e carta assorbente?

Non nego che sono adattissime per delle decorazioni, come lo sarebbero dei fiocchi di raso rosso. Ma, come questi ultimi risultano purtroppo, altrettanto insipide e indigeste.

Con l’andare del tempo non sapremo più che sapore ha la frutta “vera”. I profumi e i sapori inebrianti saranno un lontano ricordo ad appannaggio di pochi, che li racconteranno, senza essere creduti.

 

La stagionalità per la frutta e la verdura sono fondamentali, non soltanto per quanto riguarda aroma e gusto (già un motivo sufficiente), ma anche perché le piante che seguono il loro normale ciclo di vita, presentano una quantità maggiore di nutrienti e principi attivi, indispensabili per il nostro benessere.

Nutrirsi significa dare al nostro corpo tutte le sostanze di cui ha bisogno per stare bene.  Quando i cibi assunti sono ricchi di elementi fondamentali, come: fibre, vitamine e sali minerali, questi possono rigenerare il corpo e mantenerlo in salute.

Mangiare frutta e verdura di stagione fa bene.

Le piante che vengono “costrette” a crescere in periodi diversi dal loro, risultano indebolite e sono più facilmente preda di insetti indesiderati, di conseguenza necessitano di un maggior quantitativo di fertilizzanti, pesticidi e altre sostanze chimiche dannose per il nostro organismo.

Gli ortaggi di stagione non hanno bisogno di serre, sfruttando l’energia del sole, non se ne consuma altra, per farli crescere e maturare.

 

Un altro sistema, per approvvigionarci di frutta non stagionale, è farla viaggiare migliaia e migliaia di chilometri, attraverso continenti ed oceani, con notevoli consumi di petrolio e emissioni di anidride carbonica, per non parlare delle sostanze che servono a preservare la frutta durante il trasporto. I caschi di banane, ad esempio, vengono raccolti ancora acerbi, trasferiti in celle frigorifere e trasportati via nave fino a destinazione. Per conservarli, vengono letteralmente irrorati di prodotti chimici.

 

Non dobbiamo trascurare anche il fatto che all’estero, soprattutto al di fuori dell’Unione Europea, la regolamentazione dell’agricoltura può essere molto più indulgente rispetto alla nostra. Talvolta vengono usati diserbanti o insetticidi particolarmente nocivi.

In definitiva il consiglio è quello di mangiare fragole a primavera, arance, mele e pere durante l’inverno e castagne e cachi d’autunno… starete meglio e il vostro palato ne sarà appagato.

 

 

 

colazione nutriente

QUALE MARMELLATA SCEGLIERE?

colazione nutriente

colazione nutriente

Le marmellate non sono tutte uguali e soprattutto, non sono tutte marmellate.

A volte vediamo interi scaffali pieni di barattoli dal contenuto variopinto, dalle consistenze più disparate e dal costo estremamente variabile.

Mentre siamo combattuti tra la voglia di risparmiare e la necessità di mangiare qualcosa che almeno vagamente ricordi della frutta, cerchiamo di leggere le etichette e di comprendere.

 

Potrà interessare il fatto che la marmellata ha origini molto antiche, la si poteva trovare fin dal V secolo avanti Cristo nel ricettario romano di Apicio e che marmellata deriva dal sostantivo “marmelo”, che in portoghese sarebbe il nome della pianta di mele cotogne.

 

Cominciando a fare chiarezza, sappiate che si chiama marmellata, soltanto quella salsa di frutta che si ottiene utilizzando degli agrumi, tutto il resto si chiama confettura o composta.

Ma non è finita qui. Nella confettura, la percentuale di zucchero è più alta e la percentuale di frutta difficilmente supera il 40%. Nelle composte, invece, la frutta è circa l’80%. Per essere chiamate tali le composte devono contenere almeno 650 grammi di frutta su un chilo di prodotto.

Ci sono dei fattori molto importanti da tenere in considerazione per scegliere la marmellata, pardon, la confettura giusta.

Primo tra tutti il contenuto del barattolo deve essere salubre, se possibile portare beneficio al nostro organismo e mangiarlo dovrebbe essere un piacere.

Sarebbe ideale che la frutta fosse di stagione, perché la frutta di stagione ha un quantitativo maggiore di nutrienti e soprattutto necessita di meno aiuti chimici per sopravvivere. Inoltre se reperita in piccole aziende di zona assicura di avere maggiore freschezza (oltre ad incentivare la microeconomia locale).

 

La frutta dovrebbe essere il prodotto di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, essere sbucciata manualmente (cosa che non è così scontata come si potrebbe credere) e non contenere residui chimici.

Le confetture devono essere fatte seguendo la tradizione, solo frutta fresca e zucchero, senza conservanti, coloranti e aromi vari.

 

A volte sulle etichette, tra gli ingredienti, può comparire la pectina, spesso definita “additivo alimentare”. La pectina è una fibra solubile, serve come addensante e pur essendo addizionata, è un elemento totalmente naturale e presente in numerose piante, quali: mele, mirtilli, limoni, prugne e pompelmi. Quindi questo ingrediente, se di provenienza naturale, non è da demonizzare.

 

Concludendo, la marmellata, la confettura e la composta sono un valido e piacevole modo di assumere frutta. Sono ottime gustate a colazione, spalmate sul pane, ma anche per impreziosire crostate, cheesecakes, crepes, oppure in abbinamento a formaggi stagionati e perché no, persino per creare dei cocktails fantasiosi.